Febbre: come riconoscere i sintomi

Uno dei timori più grandi di una neo-mamma è avere a che fare con l’influenza infantile. La parola febbre, che genera sempre tanta tensione nei genitori, fa riferimento ad un’alterazione della temperatura corporea. Quando i valori della temperatura corporea salgono al di sopra di quelli comunemente e clinicamente definiti normali, allora si ha a che fare con un sintomo clinico da trattare con approccio terapeutico.

Pur trattandosi di un’infezione passeggera, quando si tratta di bambini, l’arrivo della febbre genera grande apprensione. Nessuna mamma è mai davvero preparata a vedere il proprio bebè star male. La calma, tuttavia, in questi casi è fondamentale, così come il parere del pediatra, che bisogna contattare in ogni caso.

Una delle domande più comuni tra le neo-mamme, a proposito di influenza, riguarda i sintomi: non tutti i bambini sono soliti lamentarsi o manifestare da subito il malessere. Come accorgersi allora che il bambino sta male?

Nell’articolo che segue proveremo a rispondere a questa e a tante altre domande circa febbre e influenza nei bambini.

Di sotto, tutto quello che c’è da sapere sui sintomi e sulle possibili terapie.

Febbre: quali sono i sintomi più comuni?

Riconoscere i sintomi della febbre è molto importante e, per fortuna, anche molto semplice. Il primo sintomo è, come dicevamo in principio, il calore emanato dal corpo dell’individuo, che lamenterà anche un forte senso di spossatezza, mal di testa e dolore alle articolazioni. I sintomi correlati alla febbre sono tanti altri e possono variare di caso in caso.

Tra quelli più comuni, ad esempio, troviamo sudorazione, disidratazione, dolore allo stomaco, disturbi digestivi, eccessiva sonnolenza, dolori muscolari, brividi e mal di gola.

In un bambino bisogna stare maggiormente attenti. Sulla questione della temperatura corporea, a proposito, è necessario aprire un’importante parentesi: non sempre l’arrivo della febbre può manifestarsi attraverso l’aumento della temperatura (anche se il più delle volte è così). Bisogna infatti tenere conto del fatto che i lattanti tendono ad avere una temperatura più alta rispetto a quella degli adulti o dei bambini di 2 o 3 anni. Questo fa della condizione termica corporea un dato talvolta ingannevole, anche perché per ognuno essa può essere più o meno alta. In genere, comunque, ci si allarma quando il termometro segna una temperatura ascellare di 37°C.

Altri sintomi che possono fare da campanello d’allarme nei bambini possono essere:

  • Irritabilità
  • Mancanza di sonno
  • Diarrea
  • Disturbi digestivi
  • Reflusso
  • Tosse
  • Stanchezza

Quando preoccuparsi

Come abbiamo detto all’inizio di quest’articolo, la febbre nei bambini può essere motivo di grande apprensione. Ma quando è il caso di preoccuparsi? Nei casi più preoccupanti la febbre può portare il bambino ad avere delle convulsioni e in quel caso è fondamentale l’intervento del medico.

Altre ragioni per cui rivolgersi al pediatra possono essere, ad esempio, la comparsa di macchie o ecchimosi oppure il manifestarsi di crisi respiratorie.

La rigidità del collo è un indicatore importante, così come un eccessivo senso di spossatezza, che si evince da esempio da una sonnolenza prolungata o dalla mancanza di reattività.

In caso di dubbio, comunque, vi invitiamo sempre a sentire il parere del medico.

Come riconoscere la broncopolmonite

Una delle paure genitoriali più comuni riguarda la stretta correlazione tra febbre e broncopolmonite. La prima è infatti spesso annoverata come sintomo della seconda. Ma che cos’è la broncopolmonite e come la si riconosce?

La broncopolmonite è un’infiammazione dei bronchi che nasce da un’infezione batterica o virale. La causa di questa infezione ne determina anche la cura: è per questo che possiamo riconoscere una diversa terapia per la broncopolmonite virale da quella batterica.

I sintomi con cui l’infiammazione bronchiale si manifesta sono per entrambe gli stessi: febbre, tosse, catarro, dispnea, sudorazione e fitte di dolore al petto.

Coronovirus e bambini: tutto quello che c’è da sapere

Un altro grande timore che la febbre porta con sé, di questi tempi, è quello legato al Coronavirus, che può essere contratto dai bambini esattamente come dagli adulti.

Il Covid 19 è il grande nemico dell’anno corrente, che ha portato grandissima apprensione tra i neogenitori. Nei primi mesi di vita, infatti, il neonato ci appare come esposto maggiormente ai pericoli del mondo e l’allerta pandemia non ha di certo contribuito ad affievolire questa sensazione di insicurezza.

Se c’è una buona notizia, però, è proprio che il coronavirus, lo stesso che ha mietuto in tutto il mondo un numero impressionante di vittime, sembra mostrarsi compassionevole nei confronti dei bambini, i quali pur contraendo l’infezione non mostrano sintomi particolarmente preoccupanti.

Il perché la malattia risparmi i bambini non è ancora stato chiarito con precisione: c’è chi attribuisce il merito ad un irrobustimento del sistema immunitario, dato dalle prime vaccinazioni e dal latte materno.

Solo in rari casi il decorso del virus si è rivelato davvero preoccupante. Ciononostante, il periodo incerto che viviamo ci porta a fare comunque attenzione e adottare le cautele necessarie.

Ricordiamo, per questo, di fare attenzione ai seguenti sintomi:

  • Febbre alta
  • Tosse
  • Crisi respiratorie
  • Disturbi gastroenterici

 

Malattie esantematiche

Altro rischio che porta con sé la febbre neonato è rappresentato dalle malattie esantematiche, che sono solite comparire proprio nei primi anni d’età.

Le malattie esantematiche sono delle malattie infettive che si presentano attraverso la comparsa di un sintomo specifico, accompagnato da altre avvisaglie minori. Quasi sempre il sintomo trovo sfogo in eruzioni cutanee visibili, meglio note come “esantemi”.
Le più diffuse malattie esantematiche sono la varicella, il morbillo, la rosolia, la scarlattina (che a differenza delle altre ha origine batterica), la quinta e la sesta malattia.

Se si nota nel bambino il sospetto di una malattia esantematica – preannunciato appunto da puntini rossi o particolari macchie sulle pelle – bisogna subito rivolgersi ad un pediatra, al quale spetta il compito di confermare la diagnosi e di fornire il giusto approccio terapeutico.

È importante, in questo caso, non fare mai da sé: anche se debellate da tempo, le malattie esantematiche possono essere pericolose se non curate adeguatamente.

Come misurare la febbre neonato

Nella fase neonatale ogni cosa appare come una grandissima responsabilità, anche un’operazione semplicissima come misurare la febbre al bambino. Esiste un modo corretto per farlo e se sì qual è?

In effetti l’operazione può essere portata a termine secondo diverse modalità, tutte stabilite in base all’età del bambino.

Nei primi 6 mesi di vita si consiglia di procedere con la verifica rettale, poiché è il modo più affidabile per rilevare la temperatura nel bambino. Il piccolo, durante la procedura, va disteso comodamente sulla pancia, con le ginocchia piegate. Occorre poi distribuire una piccola dose di gel lubrificante sul termometro e inserirne la punta nell’ano del bambino per circa due minuti.
Dai sei mesi a un anno, invece, si può iniziare a verificare la temperatura cutanea o auricolare – e dunque sulla fronte o attraverso l’orecchio – con un termometro a infrarossi. Nel caso di una verifica oculare, il termometro va inserito nell’orecchio, che dev’essere pulito prima dell’operazione. Consigliamo a tal proposito di non misurare mai la febbre attraverso l’orecchio in cui sono stati diffusi medicinali o gocce e di prenderne a riferimento sempre lo stesso, poiché la temperatura può cambiare da un lato all’altro.

Dopo il compimento del primo anno d’età è possibile passare al termometro ascellare, che viene utilizzato anche dagli adulti. Lo strumento – che può essere digitale o galinstano – va collocato con la punta sotto l’ascella per circa 5 minuti.

Cura e terapia per la febbre

In caso di febbre è sempre meglio consultare il parere del medico. Quasi sempre si procede con cura a base di antibiotici e farmaci antipiretici. In quest’ultimo caso è bene precisare che non va soppressa completamente la malattia, che avrà comunque bisogno di fare il suo corso per sbollire. I farmaci antipiretici, tuttavia, possono aiutare il bambino a stare meglio sul momento, lenendo quelli sono isintomi più fastidiosi. Nella maggior parte dei casi si procede con una cura a base di paracetamolo e l’ibuprofene. Raccomandiamo, ancora una volta, non prendere decisioni se non sotto la guida di un medico: usare farmaci di testa propria, senza alcuna indicazione precisa, può essere molto pericoloso, soprattutto nel caso di un bambino piccolo.

Rimedi casalinghi per aiutare il bambino

Cosa si può fare invece, escludendo l’approccio farmaceutico, per aiutare il bambino? Per fortuna esistono tanti rimedi casalinghi e naturali per abbassare la temperatura corporea sul momento e aiutare il piccolo a sentirsi un po’ meglio.

Per prima cosa bisogna spingerlo a bere molto e di frequente. Questo perché la febbre può portare il corpo ad un forte stato di disidratazione, che non fa altro che esacerbarne i sintomi.  Per quel che riguarda il cibo, invece, vi consigliamo di non spingere il bambino a mangiare contro la sua volontà: assicurarsi che sia adeguatamente nutrito è ovviamente importante, soprattutto quando assume farmaci, ma forzarlo ad assumere cibo oltre il necessario serve a poco: è il senso di spossatezza che fa passar la fame, una volta passata la febbre tornerà anche l’appetito.

Altra cosa da riconsiderare, quando il piccolo è malato, è la scelta degli indumenti: consigliamo, a proposito, di preferire capi comodi e leggeri e di scartare invece quelli troppo pesanti.

Gli indumenti leggeri aiuteranno il bambino a disperdere calore e a stare meglio.

A proposito di rimedi contro la febbre neonato, però, occorre aprire un’altra importante parentesi: quella sulle antiche pratiche casalinghe, a cui oggi viene ancora data tanta credibilità.

Tra le usanze più diffuse, in particolare, vi è quella di aiutare il bambino con impacchi di acqua fredda: purtroppo la scienza non ha mai trovato alcun riscontro positivo da attribuire a tale abitudine, che in effetti non mostra quasi mai segni di ripresa.

Consigliamo, inoltre, di evitare gli impacchi con l’alcol. In questo caso di riscontri scientifici ne abbiamo ma non sono di certo a favore della pratica, poiché l’alcol potrebbe essere assorbito per via cutanea.

Per calmare il bambino, invece, potrebbero tornare preziose delle tisane specifiche, per le quali però vi invitiamo a sentire ancora una volta il parere del medico.