Sonetto LXXXVII poesia di Vittorio Alfieri

Mentr’io più mi allontano ognor da quella,
ch’ora i suoi dì strascina al Tebro in riva,
sol mio diletto è il far sempre più viva
mia doglia, e il viver tutto immerso in ella.

Spesso, mia lingua in flebil suon l’appella;
e l’alma voce, che già il cor mi apriva,
par mi risponda, così addentro arriva
la rimembranza pur di sua favella.

Pietade e pianto nel mortal mio esiglio
sono i miei soli duo fidi compagni;
l’una il cor mi governa, e l’altro il ciglio.

Né v’ha infelice che con me si lagni,
ch’io di soccorso, lagrime, o consiglio,
pietosamente lui non accompagni.

 

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